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04/11/2019 - N.1

PASTA “SOLO SARDO”: PATTO AGRICOLTORI-CONSUMATORI

Parte dalla pasta il Patto degli agricoltori con i consumatori per l’acquisto di prodotti garantiti, tracciati, locali ed etici.

Il settore cerealicolo è quello che maggiormente ha sofferto e sta soffrendo la concorrenza sleale delle importazioni con il crollo ai minimi storici delle produzioni.

La Sardegna ha grandi tradizioni e potenzialità nella coltivazione del grano duro. Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 l’Isola era la seconda Regione dopo la Sicilia in cui si coltivava più frumento duro in Italia: 158.000 ettari su 1,29 milioni totali.

Negli anni la Sardegna ha perso protagonismo. Negli ultimi 14 anni ha perso infatti i 4/5 (-78%) di terra destinata a grano, passando da 96.710 ettari del 2004 agli appena 20.684 del 2018. Un tracollo accompagnato dalla perdita di oltre il 50% di cerealicoltori, passando dagli oltre 12mila del 2000 a meno di 6mila oggi.

Una emorragia dovuta alla incertezza della remunerazione. Solo negli ultimi 5 anni il prezzo ha imboccato una lunga discesa. Dai 30 euro del 2014 è sceso a 27 euro l’anno successivo per poi crollare a 21 nel 2016 (0,21 centesimi al kg) pagati al produttore e 21 dello scorso anno che in alcuni casi è sceso anche di 6 euro (15-16 euro) per un peso specifico basso a causa delle continue piogge. Il grano era remunerato meglio 40 anni fa (nel 1976): 48 mila lire al quintale.

Grazie alla vivacità e dinamicità dei cerealicoltori, che si stanno mettendo in gioco trasformando direttamente il loro grano, il settore, dopo una lunga agonia, sta dando i primi segnali di risveglio.

Lo fa attraverso, la trasparenza, la qualità, la filiera tracciata, controllata ed etica. Ed è per questo che Coldiretti Sardegna nel giorno della presentazione della pasta “Solo sardo”, prodotta con il grano dei cerealicoltori sardi, sigla con l’associazione dei consumatori Adiconsum Sardegna il “Patto del made in Sardinia” per il consumo di prodotti sardi 100%, coltivati e trasformati in Sardegna.

“Solo sardo” partendo dalla pasta mira ad essere il nome distintivo delle eccellenze locali, garanzia di origine (sarda dal campo alla tavola), di qualità (prodotti selezionati e garantiti) ed eticità (garantisce una equa remunerazione lungo tutta la filiera).

La pasta “Solo sardo”, nasce grazie alla cooperativa “Isola sarda”, in collaborazione con Fdai (Filiera agricola italiana) ed è composta da cerealicoltori di tutta la Sardegna. E’ figlia di un processo controllato che garantisce qualità in ogni suo passaggio: ottenuto con l’impiego di materie prime selezionate. La semola utilizzata è a grana grossa, a basso contenuto di ceneri e contenente proteine di alta qualità impastata con acqua fredda. Grazie alla lenta essiccazione a basse temperature si mantengono intatti il sapore e le proprietà nutritive degli ingredienti sani e genuini della pasta.

Inoltre ai soci della cooperativa è riconosciuta una equa remunerazione del proprio grano.

La pasta “Solo sardo” si presenta nel mercato con sei referenze: spaghetti, bavette, mezze penne, tortiglioni, malloreddus e gnocchi sardi.  Presto sarà presente nei mercati di Campagna Amica di tutta la Sardegna e nei negozi e nella grande distribuzione.

La pasta “Solo sardo” è l’ultima nata di una nuova e virtuosa tendenza che vede i cerealicoltori mettersi in gioco e trasformare il proprio grano in pasta e gli altri derivati. Gli esempi sono diversi, tra gli altri quello di “Sardo sole” che comprende agricoltori della Marmilla, Sinis e Mejlogu oppure l’esempio dei cerealicoltori di Sanluri. In questa linea si colloca anche l’accordo siglato a giugno scorso tra Coldiretti Sardegna e il gruppo pugliese Casillo per garantire ai cerealicoltori un prezzo minimo e pagamento immediato del grano. 

Ma ci sono anche altri esempi di singoli agricoltori che trasformano il proprio grano come Roberto Musio a Samatzai, Sa Moddixia di Maria Teresa Sciuntu a Genuri, Antonello Brughitta di Gesturi, Antonello Cannavera a Dolianova, De sa terra a sa mesa di Ignazio Piga a Sestu, Salude e Trigu di Antonio Me a Ploaghe, Naturabio di Enrico Boi di Alghero, Elina Cubeddu di Sedini, Il Racconto di Merea di Mauro Mereu a Sorgono. Aziende che vendono che hanno trovato la forza anche e soprattutto grazie a Campagna Amica dove hanno la possibilità di vendere e raccontare il proprio prodotto sia tradizionale (fregula, pane lentu, civraxiu) che innovativo (pasta al farro, ai carciofi).
 
Ma i campi di destinazione delle paste e pani artigianali, dove sarà presente anche la pasta “Solo sardo” sono anche le mense scolastiche (come Corisar che ha stretto un accordo con Campagna Amica), gli agrichef e anche la grande distribuzione sempre più attenta ai localismi e alle filiere certificate.

Le battaglie della Coldiretti per l’etichetta di origine (entrata in vigore nel febbraio 2018) e la rivoluzione culturale portata avanti attraverso i mercati di vendita diretta di Campagna Amica hanno contagiato, a livello sardo cosi come nazionale, una svolta sovranista con la nascita e la rapida proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato, coinvolgendo praticamente tutte le principali industrie pastarie che hanno sviluppato una propria linea 100% Made in Italy.

Coldiretti la scorsa settimana, per rafforzare questa tendenza virtuosa, in occasione del tavolo su grano e pasta convocato dal ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, ha chiesto il sostegno ai contratti di filiera con i premi per il miglioramento qualitativo. Inoltre chiede interventi per il miglioramento dei centri di stoccaggio per un innalzamento della qualità, attività di promozione e trasparenza sulle quotazioni con l’avvio della Commissione Unica Nazionale (Cun).
L’Italia è leader europeo e secondo mondiale nella produzione di grano duro destinato alla pasta su una superficie coltivata scesa a 1,2 milioni di ettari concentrati nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. Mentre è al primo posto nel mondo per il consumo pro capite di pasta con 23 Kg di consumo annuo.

“E’ una giornata importante per la cerealicoltura sarda – afferma il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. Con questo nuovo marchio e con la sigla del Patto con i consumatori vogliamo che si segni finalmente una svolta per il settore. Gli accordi di filiera rappresentano la strada giusta, quelli in cui si riconosce pari dignità a tutti gli attori della filiera e dove finalmente anche i produttori hanno un equo riconoscimento per il proprio lavoro. Da quasi tre anni lo dimostra l’accordo con Biraghi per il settore lattiero caseario, così come l’accordo “Bovino al sud” per il bovino da carne”.

“Accordi virtuosi che rappresentano un esempio e uno sprone per i comparti perché non sono fittizi ma si reggono nel mercato – continua il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba -. La battaglia di Coldiretti per l’etichetta di origine, per il made in Italy e gli accordi di filiera stanno dando finalmente i propri risultati. La svolta del settore cerealicolo ne è una dimostrazione e oltre a questi accordi in cui si riconosce una equa remunerazione ai produttori, il prezzo medio del grano è cresciuto”.