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05/01/2021 - N.1

SCORIE NUCLEARI. COLDIRETTI CAGLIARI-ORISTANO DICONO NO: SERVONO SCELTE CHIARE E TUTELA DELLA VOCAZIONE AGRICOLA

È negativo il parere di Coldiretti Sardegna per la localizzazione in Sardegna di 14 aree delle 67 aree italiane per il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e il Parco Tecnologico.
Lo fa attraverso le due Federazioni di Cagliari e Oristano in cui ricadono le potenziali aree evidenziando tutte le contraddizioni della proposta: “è fondamentale un processo trasparente e tutelare la vocazione agricola del territorio per mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi” è l’appello dopo la pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi).
“Oltre ad percorso chiaro e alla luce del sole – afferma il presidente di Coldiretti Cagliari Giorgio Demurtas – riteniamo di vitale importanza come presupposto, così come chiesto alla Giunta Regionale nelle nostre proposte per la riforma Urbanistica, la scelta di tutelare la vocazione agricola dei territori in un Paese come l’Italia e quindi come la Sardegna che si fregiano dell’agricoltura più green d’Europa. È assurdo solo pensare di macchiare territori ad alta vocazione agricola e magari anche certificati bio”.
La Sardegna, infatti, è al settimo posto nella classifica delle Regioni italiane bio (l’Italia è leader nel biologico oltre ad aver il primato mondiale della sicurezza alimentare), conta circa 2mila aziende e oltre 120mila ettari certificati bio. Il totale della superficie biologica in Italia sfiora i 2 milioni di ettari che rappresentano il 15,8% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU), posizionandola, cosi come la Sardegna – che registra oltre il 10% – al di sopra della media UE, che nel 2018 si attestava all’8%, e a quella dei principali Paesi produttori come Spagna (10,1%), Germania (9,07%) e Francia (8,06%).
Facendo proprio l’appello del presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini “sottolineiamo – dice il presidente di Coldiretti Oristano Giovanni Murru - che le necessarie garanzie di sicurezza vanno accompagnate da una forte attenzione al consumo di suolo evitando nuovi insediamenti con il riutilizzo e la bonifica di aree industriali dismesse. Cosa che purtroppo non si sta rispettando in quando sono state individuate aree ad alta vocazione agricola molte delle quali sono addirittura all’interno di aziende che certificano bio. Un’assurdità che tra l’altro si scontra con la volontà popolare sarda che nel 2011 si espresse chiaramente per il no nel referendum consultivo per lo stoccaggio delle scorie radioattive in Sardegna”.